Le storie da ascoltare tra “ombre” svizzere e Romagna assolata

Due viaggi sonori: la denuncia storica di “Màmera” e la vivacità contagiosa del liscio

Claudia Labati, La libertà Piacenza – 18 aprile 2026

Mi piace pensare che facciate come faccio io, per non perdersi nessuna nuova uscita di podcast, creo appunti ovunque. Vero è che io sono al limite dell’ossessivo, ma sono sicura che tra i lettori qualche podcastofilo come me esiste… Sono contenta oggi di inaugurare un nuovo format di articolo che spero vi piaccia: nasce dal fatto che gli ascolti sono tanti e quando sono belli come questi, vi raddoppio la recensione. E così, oggi vi propongo un viaggio sonoro tra Svizzera e Romagna. Due argomenti molto diversi tra loro che sono convinta vi terranno con le cuffie incollate.

Il primo è Màmera – La storia nascosta degli Jenisch, un podcast straordinario di Taty Rossi, attrice, conduttrice televisiva italo-eritrea e autrice del podcast, prodotto da Associazione REC di Lugano. Ho avuto il piacere di ascoltarlo tutto d’un fiato perché candidato al premio La Podstar di cui sono stata giurata il mese scorso e da allora sento il bisogno di parlarvene.
L’autrice, trasferitasi in Ticino, si imbatte per caso in una storia di cui ignorava l’esistenza: gli abusi perpetrati dalla Svizzera ai danni della comunità Jenisch. Gli Jenisch rappresentano la terza maggiore popolazione nomade europea, dopo i Rom e i Sinti, presenti in Germania, Svizzera, Austria, Paesi Bassi, Francia, Belgio, Italia e Spagna. Di origine celtica e germanica, sono presenti nella Svizzera già dall’XI secolo e parlano una propria lingua con radici germaniche. La Svizzera è l’unico Paese al mondo a riconoscerli come minoranza etnica nazionale — una concessione che suona quasi beffarda alla luce di quello che Taty Rossi racconta in sette episodi.
Come spiega la stessa autrice, gli Jenisch sono una comunità nomade europea, con radici distribuite tra diversi Paesi del continente, a lungo perseguitata e marginalizzata. In Svizzera, per quasi cinquant’anni, furono vittime di un progetto sistematico di “rieducazione” che portò alla sottrazione forzata dei bambini alle famiglie, con l’obiettivo di cancellarne l’identità culturale.
Tra il 1926 e il 1973, il programma “Kinder der Landstrasse”, promosso dalla Fondazione Pro Juventute e sostenuto dalla Confederazione, tolse con la forza centinaia di bambini Jenisch alle loro famiglie. Dietro questa operazione si celava un progetto eugenetico, volto a cancellare l’identità di un intero gruppo nomade.
È una storia che mi ha colpita moltissimo. La perfezione sonora e la cura editoriale del podcast — con le musiche originali di Victor Hugo Fumagalli e il montaggio di Agnese Làposi — fanno sì che fin da subito l’ascoltatore si senta coinvolto nell’odissea degli Jenisch, stimolando una riflessione profonda che va al di là della banale curiosità. Il podcast è imperniato sulla testimonianza di Uschi Waser, 73 anni, sopravvissuta al programma, e Taty Rossi calibra in maniera molto equilibrata la pesantezza dei dati di fatto e delle storie con le proprie riflessioni personali, mai spinte al giudizio ma sempre di ampio respiro. C’è qualcosa di coraggioso nel modo in cui l’autrice intreccia la vicenda storica con il proprio vissuto di donna italo-eritrea in Svizzera: senza mai paragonare le esperienze, riesce a far emergere un filo conduttore prezioso, quello delle discriminazioni come fenomeno sistemico e trasversale.
Nel 2025 il governo svizzero ha riconosciuto quei fatti come crimini contro l’umanità. Màmera arriva quindi in un momento in cui la memoria è ancora viva e la giustizia ancora in costruzione. Un podcast necessario.
E poi succede una cosa che amo dei podcast: chiudi una storia che ti lascia addosso un peso, e subito dopo puoi aprirne un’altra che ti fa sorridere. È il bello dell’ascolto, questo continuo passare da un’emozione all’altra.