Con il podcast “Panico morale”, Natascia Bandecchi racconta l’evoluzione del movimento LGBTQIA+ nella Svizzera italiana
Da quando autori e registi della Svizzera italiana sono approdati al podcast, si è verificato un fenomeno interessante: una parte dei nati fra la seconda metà degli anni Settanta e la prima degli Ottanta ha sentito la necessità di raccontare, in modi diversi, qualcosa del proprio «romanzo di formazione». Questa spinta ha fatto sì che un insieme di storie, di mitologie rimaste come sospese, prendesse forma, fissandosi una volta per tutte in una concreta elaborazione del ricordo (gli esempi non mancano: da Loris di Flavio Stroppini – RSI, 2022 – a Cristo si è fermato a Seveso di Manuel Perrone – RSI, 2024).
Benché si tratti di creazioni che si differenziano le une dalle altre per tono e soluzioni, molte di queste trovano il loro comune denominatore nella volontà di inquadrare il punto di vista biografico nella cornice di un determinato contesto sociale e storico (o viceversa), al fine di metterne a fuoco una precisa problematica.
Nel racconto in sei puntate il punto di vista privato è perfettamente incorniciato all’interno della ricerca che l’autrice propone partendo dalla metà degli anni Novanta, quando l’HIV faceva paura e a Massagno nasceva «Spazio Gay»
In generale, nell’ambito del podcast, l’approccio personalizzato è oggi di rito e i rischi che tale scelta – certo a volte vincente – implica sono vari: una non giustificata lettura soggettiva risulta spesso giovanilistica, così come l’impuntire di proprie considerazioni un determinato argomento può soffocarlo anziché porlo in evidenza. Probabilmente per far sì che la cosa funzioni sono necessari due ingredienti: un’autentica posta in gioco da parte dell’autore e la valenza del proprio coinvolgimento rispetto a un argomento degno di interesse.
Panico morale – storie LGBTQIA+ dalla Svizzera italiana (REC, 2026) di Natascia Bandecchi (scritto a quattro mani con Agnese Làposi e con sound design di Victor Hugo Fumagalli), podcast che offre un sorvolo della storia dei movimenti e delle lotte per i diritti delle persone omosessuali in Ticino, è un lavoro che non incorre nei sopraccitati inciampi. Il punto di vista privato è qui perfettamente incorniciato all’interno della ricerca che l’autrice propone, così come il tono di quest’ultima, equilibrato seppure intimo, giornalistico e diaristico al contempo, non travalica mai il giusto limite. Anzi, ci ricorda, come recitava un noto slogan femminista, che «il personale è politico».
Interrogando il percorso di presa di coscienza della propria identità affettiva e sessuale, Natascia Bandecchi attraversa mondi che per cultura, costume ed epoca sono stati – e sovente sono ancora – ghettizzati. Si comincia a metà degli anni Novanta, quando con l’HIV imperversava la più radicale crisi sanitaria del secondo Novecento e a Massagno nasceva «Spazio Gay», primo luogo d’accoglienza e incontro voluto da Bruno Ferrini.
Si passa poi alla fondazione di «Collegati», collettivo da cui scaturirà – grazie a personalità femminili – un movimento destinato a strutturarsi a vero e proprio ente di riferimento. Si arriva quindi alla fondazione di «Imbarco immediato», l’associazione LGBTQIA+ della Svizzera italiana che proprio quest’anno festeggia il suo ventennale.
A infoltire il racconto in sei puntate troviamo note voci locali, come quelle del giornalista Mirko Bordoli o di Alex Farinelli, che fa coming out in diretta TV, e altre «di grido» – Vladimir Luxuria, ospite del primo Pride luganese nel 2018 – provenienti da oltreconfine. Particolarmente preziosa l’intervista rilasciata dal sopraccitato Ferrini nella sua raffinata camera da intellettuale di altri tempi, presso la casa anziani in cui è ospite. E poi le memorie di lotta di Nicoletta Alberio, Donatella Zappa, Giulia Chianese e Vanna Pasquini, che si intrecciano a testimonianze più personali in un susseguirsi di riflessioni cadenzato dalle conquiste civili dell’attivismo, a cominciare dall’entrata in vigore, nel 2007, della legge svizzera «sull’unione domestica registrata», fino ad arrivare al «matrimonio per tutti» nell’estate del 2022.
In conclusione, Panico morale volge lo sguardo al presente andando a interrogare le problematiche dell’oggi, specie per quel che riguarda le persone transgender. Ecco quindi prendere parola «Dolls on The Block», giovane collettivo ticinese queer che, seppure qui sembra proporsi attraverso argomentazioni non sempre perfettamente chiare e articolate, evidenzia la difficoltà di ricavare spazi di relazione autentici in quella che è la nostra contemporaneità. Particolarmente interessanti sulla questione, sono le riflessioni in merito di Elisabetta Tisi, prima donna prete in Ticino per la Chiesa cattolica cristiana della Svizzera (da non confondersi con la chiesa cattolica) a partire dal 2017.