Un giorno con l’Associazione REC è un reportage di Giovanni Valerio per la rivista di Syndicom. Le foto sono di Ricardo Torres, membro associazione REC.
L’Associazione REC opera a Lugano dal 2012 nella produzione di documentari, film e podcast. Ed è attiva nella formazione, promuovendo opportunità per giovani professionisti del settore. Vi collaborano numerosi professionisti freelance, alcuni dei quali soci syndicom.
“Quando ero piccolo – racconta Daniel Bilenko, nella foto a fianco – volevo fare il muratore o lo scienziato, ma poi ho capito che non avevo né le mani né la testa per fare questi mestieri. Ero più bravo con le parole e mi sono sempre piaciute le storie. Ne ho fatto un lavoro, con i servizi del Quotidiano, i dibattiti di Modem, il microfono della Rete DUE. Ho avuto tre figli e molta fortuna: poter raccontare un territorio che amo è stato bello. Ora è tutto cambiato. Il clima politico, il panorama mediatico. Il piano risparmi SSR non mi ha risparmiato. Ancora prima del voto sono stato licenziato. Da un giorno all’altro: telefonata di convocazione il 16 giugno 2025, incontro l’indomani con licenziamento. Come me, altri. Non ho ancora un lavoro. Sto ridisegnando la vita in REC. Da creativo. La votazione dell’8 marzo è una ghigliottina, che se sganciata, andrebbe a decapitare le vite lavorative e famigliari di migliaia di altre persone”.
La concessione del Consiglio federale alla SSR è chiara. Lo ricorda Davide Briccola, impegnato nel montaggio di un documentario per i 20 anni di Radio Gwen, una radio indipendente che racconta il territorio con un’attenzione particolare all’inclusione e ai giovani. “La SSR assegna una parte adeguata di mandati all’industria audiovisiva indipendente in Svizzera”, afferma l’art.27. “Questo – sottolinea Davide – è importante per far crescere il settore, per le coproduzioni con i paesi vicini, per lo scambio di conoscenze”.
“L’8 marzo è in gioco non solo la possibilità di continuare a produrre cultura indipendente e radicata nel territorio, ma l’esistenza stessa della nostra associazione”, spiega Olmo Cerri, regista e podcaster, fondatore dell’associazione REC. “I posti di lavoro, nostri e delle molte persone che collaborano con noi, rischierebbero semplicemente di scomparire. E non rientrano neppure nelle statistiche delle persone licenziate dalla SSR. Siamo tutti freelance. E quindi invisibili”.
A mezzogiorno, qualcuno ordina una pizza. La consegna un corriere in bici. È solo unpiccolo esempio dell’indotto economico generato dalla RSI in Ticino. Secondo uno studio di BAK Economics, nel 2022 la RSI ha acquistato da fornitori esterni beni e servizi per 85 milioni. Attrezzature tecniche, spese informatiche, beni di consumo, ma anche pulizia, fornitura di acqua ed elettricità, manutenzione delle strutture, e così via. A cui si aggiunge tutto l’indotto generato in Ticino da chi riceve mandati, come laREC e le altre realtà produttive e culturali che collaborano con la RSI.
“Io non lavoro direttamente per la RSI”, spiega la fotografa indipendente Sabrina Montiglia, “ma negli anni mi è capitato di collaborare su film, su progetti culturali, di fare foto di scena. Tutto ciò è possibile perché esiste una rete che sostiene la produzione indipendente. La REC per me è un luogo importantissimo: non solocoworking, ma uno spazio dove ci si incontra, si condividono idee, si sta insieme. Molti di noi lavorano grazie a collaborazioni che nascono anche dalla RSI. Per questo sento questa votazione molto da vicino. Non parlo da dipendente, ma da persona che vive ogni giorno questo ecosistema creativo. L’idea che tutto questo possa andare perso mi fa molta paura”.
Molti dei progetti realizzati in questi anni da REC non avrebbero potuto vedere la luce senza il sostegno della SSR: La scomparsa di Bruno Breguet, I fisici, i cortometraggi Fade to Black e Moonflower, i numerosi documentari realizzati per la trasmissione Storie, i podcast La rivoluzione di Casvegno e Quegli stupefacenti anni zero.




