Attraverso la voce intima di Natascia Bandecchi, la cronaca del podcast “Panico Morale” tra emozioni profonde e tappe civili
Da qualche tempo seguo con molto piacere i progetti audio di REC Swiss che, neanche a farlo apposta, sono puntualmente validi: ogni volta portano l’ascoltatore su sentieri sonori inattesi, tra cura della narrazione e sound design. La casa di produzione svizzera è un’associazione di giovani professionisti dell’audiovisivo, di Lugano, che collabora con SSR/RSI e Ticino Film Commission. Partiamo dal titolo: lo sapete cos’è il panico morale? Lo studiò nel 1972 il sociologo Stanley Cohen: è la paura esagerata che media e autorità alimentano verso chi viene visto come una minaccia per i valori di tutti. Oltre cinquant’anni dopo, direi che la strada è ancora un po’ in salita. “Panico Morale” racconta in sei episodi come la comunità LGBTQIA+ l’ha attraversato nella Svizzera italiana, una provincia dove le storie somigliano molto alle nostre: trent’anni di movimento arcobaleno in Ticino, tra testimonianze e ricordi. È scritto e narrato da Natascia Bandecchi, giornalista e attivista ticinese. Classe 1976, dopo uno studio legale e la banca approda a Rete Tre e poi a Rete Uno. Nel 2020 ottiene il diploma di giornalismo e vince un premio per un approfondimento sul carcere femminile; nel 2021 cofonda The deep NEsT, progetto di storie e diversità.