Ciao Orecchiabilinə,
(…) Per controbilanciare questa zuccherosa delizia, io invece vi porterò al di là delle Alpi per una storia tutta svizzera di eugenetica e discriminazione con MAMERA.
Pronti, partenza, play!
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MAMERA, Taty Rossi per Associazione REC 🇮🇹
Se, come me, siete nati sul finire degli anni Ottanta e cresciuti in una città italiana con un campo nomadi, è quasi certo che amici, parenti e genitori vi abbiano raccontato storie dell’orrore di “zingare” che rapiscono bambini nascondendoseli sotto la gonna con la promessa di caramelle e dolciumi vari. Beh, in Svizzera è effettivamente successo qualcosa di simile. Solo che a rapire i bambini era una fondazione sostenuta dallo Stato e i bambini erano quelli degli jenisch, una minoranza storicamente nomade, particolarmente presente nella Confederazione Elvetica. La ragione? Rieducarli in nome dell’eugenetica. Non male, no?
Di questa allucinante storia durata quasi cinquant’anni (!), ci parla MAMERA, un podcast uscito ormai un annetto fa e su cui abbiamo colpevolmente sorvolato a suo tempo. In MAMERA ascoltiamo la testimonianza di Uschi Waser, una delle tante, troppe, vittime di questo orrendo programma messo in piedi da Pro Juventute, una fondazione che ancora oggi si occupa della tutela dell’infanzia. Da bambina, Waser è stata spostata 26 volte da un posto all’altro, tra abusi, sradicamento e una discriminazione sistematica, messa nero su bianco persino in un dossier segreto sulla sua vita
A raccontarci questa storia è Taty Rossi, autrice italo-eritrea di stanza nel Ticino, che, seppure in forme molto diverse, ha conosciuto e continua a conoscere la discriminazione sulla propria pelle. Partendo dalla storia di Waser, Rossi ci porta a spasso tra documenti e interviste sulla storia degli jenisch e delle persone che, nel bene e nel male, hanno incrociato e segnato le vite di questa comunità al di là delle Alpi.
Nei suoi momenti migliori MAMERA alterna in maniera delicata le toccanti riflessioni di chi ha subito ingiustizie per una vita intera con le ricerche e i pensieri di Rossi, che sentiamo prendere treni, scartabellare archivi e riflettere candidamente ad alta voce su cosa tutto questo significhi per lei e per suo figlio. In altri momenti, invece, il podcast sembra smarrirsi per strada, lasciandosi trascinare, in maniera forse un po’ naive, dalle tante diramazioni della vicenda e perdendo di vista il filo principale del racconto.
La vivace personalità e la curiosità di Rossi riescono comunque a tenere insieme il tutto, offrendoci più un affresco delle tante vite incrociate in questa vicenda che un racconto compatto e lineare di una singola storia. Si finisce così per ascoltare il podcast con la voglia di approfondire quel che ci è stato raccontato, piuttosto che con la satolla soddisfazione
In un momento storico in cui c’è chi si sente autorizzato a discriminare apertamente e senza vergogna le minoranze, ascoltare MAMERA è un ottimo promemoria di cosa può succedere quando il pregiudizio diventa una politica sostenuta dalle istituzioni. E di quanto a lungo le conseguenze restino addosso a chi l’ha subita.