Azione – Quel mistero nebuloso – 21.05.2018

Azione – Quel mistero nebuloso – 21.05.2018

Anche Pippo Delbono nel nuovo film dell’astigiano Giuseppe Varlotta, il 24 maggio al Lux di Massagno
Azione / 21.05.2018 di Nicola Falcinella

Un insolito thriller ambientato in Ticino, principalmente tra Bellinzona e la Val di Blenio, con riprese anche in altre località del cantone e in Piemonte. È Oltre la nebbia – Il mistero di Rainer Merz dell’astigiano Giuseppe Varlotta, partendo da un’idea di Giovanni Casella Piazza.

Il film, che ha come protagonista Pippo Delbono, sarà proiettato giovedì 24 maggio al Cinema Lux di Massagno e successivamente nelle altre sale ticinesi. La vicenda ruota intorno a una serie di eventi enigmatici legati alla scomparsa improvvisa di un attore affermato dal set di un film in costume, sul rapporto tra Federico II e un monaco. A indagare è chiamato un investigatore un po’ ammaccato, Giovanni Andreasi. Un uomo segnato dalla vita, che porta addosso i segni del passato, un detective che sta nella lunga tradizione letteraria e cinematografica eppure è originale nel suo tormento, grazie anche alla scelta di Delbono come interprete. Il protagonista riconoscerà nel luogo dove si gira la pellicola, l’ex Fabbrica di cioccolato di Cima Norma, il teatro della morte di una bambina avvenuta anni prima e dovrà scavare anche nel proprio passato oltre che nella vita di Rainer Merz.

Nel cast figurano anche Corinne Clery, Luca Lionello e Cosimo Cinieri. «Da parte di madre – dichiara l’ideatore del progetto Giovanni Casella Piazza – sono della Val di Blenio, dove fino al 1968 è stata attiva la manifattura di cioccolato ora designata dalla pianificazione regionale come centro culturale capace di concorrere allo sviluppo della valle. Nell’ex opificio, gradevole e ispirante luogo di lavoro e di creazione, è stata concepita la storia narrata nel film. Ciò è avvenuto parallelamente alla costituzione della Fondazione la Fabbrica del Cioccolato, che funge da promotore e patrocinatore di attività culturali multidisciplinari, come è stato in questo caso». «Ho conosciuto Giovanni grazie ai miei lavori precedenti» afferma il regista, che aveva esordito nel lungometraggio nel 2010 con Zoé «mi parlò dell’idea di un film lassù. La prima volta che ci andai, vedendo la Fabbrica spuntare da dietro una curva e la cascata vicina mi fece un effetto Shining. Quella sensazione mi rimasta. Sono architetto di formazione e ho pensato a ciò che il luogo suggeriva, così è nata la storia. Un mese prima di girare mi è stato rivelato che un passato una ragazzina era morta lì in circostanze misteriose, ma era già in sceneggiatura. Mi sono ispirato ai luoghi, molta luce e ombra. Ed è stato importante per noi realizzarlo in Ticino, grazie anche al sostegno della Ticino Film Commission».

«All’inizio non avrei mai pensato che avrei realizzato un film di questo genere» aggiunge Varlotta «sebbene mi interessino tutti i tipi di cinema, non mi sarei aspettato di fare un thriller. È stata proprio l’influenza degli ambienti a guidare l’atmosfera del film. Ho cercato di mostrare una Svizzera che di solito non si vede. Anche dentro la fabbrica c’è un mondo che non si vede, così come l’animo umano contiene lati che non appaiono». Sul significato del titolo, l’autore spiega: «è simbolico, indica un andare oltre, superare la nebbia che può anche essere mentale, non solo fisica. I significati simbolici di un film devono essere presi ed elaborati, molte cose si capiscono solo dopo. Lo spettatore riceve l’emozione, ma non coglie subito la ragione dell’emozione; dalla visione passiva, diventa attore attivo e fa un suo percorso. I simboli gli entrano nel subconscio. Credo che in questo film sia più importante lasciarsi emozionare che voler capire tutto».

Tutta la storia si svolge nel periodo pasquale, dalla domenica delle Palme a Pasqua. «Giovanni è per me un povero cristo, volevo che vivesse una sorta di Passione. L’ho chiamato così per collegarlo all’apostolo più vicino a Gesù. Nello scrivere il film mi sono chiesto che religioni ci fossero prima di quella cristiana e ho scoperto che, prima della Pasqua, esisteva un rito della dea madre e ho cercato di recuperarlo, anche per denunciare la violenza dell’uomo sulla donna. Volevo dare anche un messaggio provocatorio, che dopo 2000 anni il messaggio di Cristo non è ancora stato compreso».

A Oltre la nebbia partecipa anche il cantautore Giorgio Conte, astigiano come il regista, cui è legato un aneddoto curioso. Ricorda Varlotta: «L’abbiamo coinvolto per una combinazione. Mentre ero a Bellinzona, mi hanno segnalato che era al Teatro Sociale per un concerto e sono andato a incontrarlo. Ci conoscevamo già, abbiamo parlato del progetto e abbiamo inserito la canzone Je reste là».

2018-05-22T14:15:39+00:0022 Maggio 2018|Articoli|